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Gli Scugnizzi nell'arte di Gemito

Gli scugnizzi nell'arte di Vincenzo Gemito, il Rodin napoletano
di Francesco Prisco

Articolo de "Il Sole 24 Ore" del 19/03/2009

Fino agli anni Sessanta, l'arredamento di ogni salotto napoletano che si rispettasse non poteva prescindere dalla presenza di almeno un bronzetto raffigurante un popolano adolescente intento a pescare, vendere acqua potabile o a estrarsi una spina dal piede nudo, in nome di nobili reminiscenze classiche. «È uno scugnizzo e porta bene», si diceva. Quasi tutti, però, ignoravano che quelle stesse sculture degradate a pezzi di mobilio si rifacevano a un unico, illustre modello: quel Vincenzo Gemito che, tra il 1868 e il 1925, fu uno dei maggiori scultori europei.

 

Il capoluogo campano offre un omaggio postumo al maestro del realismo, ospitando dal 28 marzo al 5 luglio a Villa Pignatelli, la terza mostra a lui dedicata da sessant'anni a questa parte. Oggetto dell'esposizione, oltre settanta sculture che spaziano dalle terrecotte giovanili, di prodigiosa precocità, fino ai superbi bronzi della maturità. Arricchiscono l'evento circa ottanta tra i disegni più significativi dell'artista, realizzati in tecniche varie come penna, matita, carboncino, seppia e acquerello. Opere provenienti da raccolte pubbliche e private, italiane e straniere, soprattutto alla luce della grande fortuna internazionale che l'ex orfanello dell'Annunziata ha avuto presso i collezionisti. Particolare attenzione è riservata alla selezione di manufatti dell'artista (sculture e disegni) appartenenti alla celebre raccolta di Achille Minozzi che quest'ultimo, in stretti rapporti con Gemito, assemblò con passione e competenza, tra fine Ottocento e inizio Novecento.

Presentare a distanza di 20 anni dall'ultima retrospettiva, organizzata nell'ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto, una rassegna ampia e articolata della produzione di Gemito, costituisce senz'altro un'occasione unica per riscoprire e far conoscere un esponente di primo piano delle arti e della civiltà a Napoli tra Otto e Novecento, documentando anche aspetti poco noti della sua attività, come le piccole sculture cesellate, con ossessiva precisione, in metalli preziosi (oro in particolare), secondo metodi sperimentali di grande modernità ma, al tempo stesso, eredi di una lunga e fortunata tradizione locale che affondava le sue radici fin nell'età ellenistico-romana. L'arte di Gemito ebbe raffinati estimatori, non ultimo l'Alberto Savinio di «Narrate, uomini, la vostra storia», un po' per l'originalità della sua ricerca, un po' per il fascino esercitato dalla sua figura, tutta genio e la sregolatezza. Se Napoli, ai tempi della Belle Epoque, fu la Parigi d'Italia, Gemito fu il suo Rodin.

 

Vincenzo Gemito, Napoli, Museo Pignatelli Cortes
Dal 28 marzo al 5 luglio 2009
Orari: tutti i giorni 9-14. Venerdì e sabato 8.30-20.00. Martedì chiuso
Catalogo: Electa Mondatori

Per informazioni: 848800288
http://www.museo-capodimonte.it/eventi/gemito

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